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Editoriale
Dreamtimedancemagazine, redazione nata in una periferia milanese in cui abbiamo la nostra sede operativa. Siamo cresciuti come una redazione giovane, diversa e indipendente, per viaggiare nel mondo della danza e di molto altro, dal balletto al contemporaneo, dal teatrodanza al mixability. Un magazine edito dall'Associazione Culturale Vi.d.A., produttore del Festival Internazionale Dreamtime: danza senza limiti, che della Mixed Abilities Dance ha fatto la sua bandiera. Il magazine si avvale della collaborazione di affermati professionisti, nuove leve, sguardi molteplici sul complesso mondo della danza. Paola Banone, direttrice del festival Dreamtime, coordinatrice del magazine, ricercatrice, da tanti anni compie un lavoro mirato sul mixability e sulla relazione tra danza e sociale.
Direttore del magazine è Claudio Arrigoni, giornalista sportivo e commentatore dello sport paralimpico per Rai e Sky; testimonial dell'intera operazione è Anna Maria Prina, ex direttrice per 32 anni Scuola di ballo del Teatro alla Scala, personalità di spicco della danza italiana, coinvolta dal settembre 2011 nel lavoro con la Cie MixAbility Dreamtime.
20/11/2015
Recensioni-Teatro alla Scala

L'Histoire de Manon

Oggi ultima recita al teatro alla Scala

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Teatro alla Scala di Milano, 18 novembre 2015.
Balletto drammatico in tre atti e sette scene. Coreografia di sir Kenneth MacMillan, ripresa da Julie Lincoln. Musiche di Jules Massenet, riarrangiate da Martin Yates. Scene e costumi di Nicholas Georgiadis. Produzione del Teatro alla Scala.

Sarah Lamb (principal ROH Londra, Manon), Claudio Coviello (Des Grieux), Angelo Greco (Lescaut), Massimo Garon (Monsieur G.M.), Lusymay Di Stefano (amante di Lescaut), Monica Vaglietti (Madame), Alessandro Grillo (carceriere), Marco Messina (capo dei mendicanti), Cortigiane: Christelle Cennerelli, Alessandra Vassallo, Antonina Čapkina, Gaia Andreanò, Marta Gerani, Tre Gentiluomini: Fabio Saglibene, Andreas Lochmann, Daniele Lucchetti, Sei Mendicanti: Mattia Semperboni, Andrea Crescenzi, Salvatore Perdichizzi, Eugenio Lepera, Valerio Lunadei, Matteo Gavazzi.

Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Machar Vaziev. Orchestra del Teatro alla Scala, direttore: David Coleman.

In una Francia settecentesca dell’ancien régime la storia di Manon viene sociologicamente trasportata al livello della storia della donna e del suo processo di emancipazione. Abbé Prévost, un monaco che ha abbandonato la vita claustrale per l’avventura e l’esilio e alla fine è tornato sui suoi passi originari, nell’Histoire du chevalier Des Grieux e de Manon [Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon], sottilmente autobiografica, da cui si è direttamente ispirato sir Kenneth MacMillan, conduce una critica del comportamento femminile per giungere a una critica sociale e morale più ampia, critica del suo tempo.

Infatti, ciò che più ha ispirato MacMillan è la natura charmante, infantile, piena d’istinto, ma amorale di Manon, «con la quale lei si sposta da una scena all’altra e si muove dentro le scene» (George Balanchine). L’americana Sarah Lamb, principal dancer al Royal Opera House di Londra, chiamata a sostituire la collega Natal’ja Osipova, è stata perfetta nel ruolo di ‘grande burattinaia’, senza esagerazioni, con gli elemenenti stilistici della sua tecnica ‘anglosassone’, soprattutto nei ports de bras e negli atteggiamenti delle teste e della schiena: precisa, pulita ed espressiva fino alla fine. Accanto a lei Claudio Coviello, primo ballerino di casa, con la tua tecnica attenta e le sue linee pure è stato bravissimo a interpretare l’ingenuità e l’impreparazione alla vita del giovane Des Grieux, che in un crescendo di esasperazione emotiva dal pacato studente dell’atto I per amore sincero verso Manon degrada in rissoso, baro al gioco e persino assassino. Affiatata la neo-coppia artistica Lamb e Coviello, che ha testimonianto una grande intensità nei pas de deux della camera da letto (atto I, scena 2) e della palude (atto III, scena 3), dove dalla spensieratezza in parte innocente del primo si arriva alla morte, cioè la completa consapevolezza del vero amore dopo la sofferenza.

Padrone della scena, partecipe attivo di ciò che succede nel cortile della sua locanda vicino Parigi è stato Angelo Greco nei panni di Lescaut, eclettico e versatile, capace di mescolarsi come ai mendicanti che importunano gli ospiti della locanda, così ai nobiluomini in cerca di avventure. Greco con il suo fisico e il suo temperamento è stato adeguato nell’interpretarlo: pieni e sospesi i ballons nella variazione del primo atto; comico, irriverente e tecnicissimo nonostante tutti i fuori asse nella variazione ‘dell’ubriaco’ all’hôtel particulier di Madame; mimo e attore convincente nella scena della morte. Insieme Coviello e Greco hanno presentato un pas de deux maschile (atto I, scena 2) contraddistinto dalla delicatezza di Des Grieux innamorato costretto alla resa e dall’irruenza di Lescaut che ha ‘venduto’ la sorella a Monsieur G.M.

Bravi anche gli altri interpreti, in particolare Massimo Garon per la notevole capacità di esprimere la freddezza, spietatezza e impassibilità di Monsieur G.M. e Alessandro Grillo nei panni nel carceriere di New Orleans durante la cruda scena di violenza su Manon. Le scene dell’Histoire de Manon scorrono come la pellicola di un film, tutti gli interpreti hanno contribuito alla buona realizzazione. Una speciale menzione meritano i pas d’ensemble dei sei mendicanti (atto I, scena 1) per l’unisona musicalità nella coreografia e delle cortigiane e prigioniere (atto II, scena 1 e atto III, scena 1), invece, per i ben bilanciati ed eseguiti contretemps.

Si ringrazia per la concessione delle foto Teatro alla Scala, Brescia-Amisano.


Domenico Giuseppe Muscianisi